Un “censimento” dei grandi carnivori nel Sagarmatha: il rapporto preliminare della spedizione del Prof. Lovari in Nepal


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Lo scorso novembre, il Prof. Sandro Lovari e il Dr. Lorenzo Lazzeri dell'Università di Siena hanno condotto un'intensa missione esplorativa all'interno del Parco Nazionale del Sagarmatha (Monte Everest), in Nepal. L'obiettivo era verificare lo stato delle popolazioni di grandi carnivori, in particolare del leopardo delle nevi (Panthera uncia), a distanza di circa 15 anni dalle ultime ricerche sistematiche nella zona. Questo survey rappresenta un'importante attività preliminare nell'ambito di un più ampio e articolato progetto di ricerca triennale (2024-2026) dal titolo "Variazione della Biodiversità Biologica lungo un Gradiente Altitudinale nell'Himalaya Centrale: le Comunità di Mammiferi Meso-Grandi", guidato dal Prof. Francesco Ferretti dell'Università di Siena.

Il progetto quadro: biodiversità lungo un gradiente himalayano

Il progetto principale si concentra sulle valli di Tsum e Nubri, nell'Area di Conservazione del Manaslu, un laboratorio naturale ideale per studiare comunità di mammiferi quasi intatte. Qui, la distribuzione verticale delle specie – dalle foreste ai pascoli d'alta quota – è influenzata da topografia e clima. Tra gli erbivori come il bharal, il tahr himalayano e il mosco, e i loro predatori, tra cui l'orso nero, il leopardo comune, il lupo, il lince e il rarissimo leopardo delle nevi, si dispiega una complessa rete ecologica.

L'obiettivo del team è analizzare la diversità e l'abbondanza di queste specie a diverse quote, utilizzando principalmente trappole fotografiche per studiarne le relazioni spaziali e temporali. I dati raccolti costituiranno una baseline scientifica cruciale per monitorare gli impatti dei cambiamenti climatici e delle attività umane. Il progetto, della durata di 36 mesi, coinvolge il National Trust for Nature Conservation del Nepal e include la formazione di un dottorando nepalese, puntando a rafforzare le capacità di ricerca locali e a produrre conoscenza condivisa.

Il report dal campo: i primi indizi sui signori delle nevi del Sagarmatha

La missione di novembre ha interessato le valli di Phortse, Namche e Thame, cercando risposte sulla presenza attuale dei grandi carnivori. I risultati, sebbene preliminari e in attesa di conferma dalle analisi genetiche dei reperti raccolti, dipingono un quadro chiaro ma preoccupante.

  • Il leopardo delle nevi: un fantasma solitario. I ricercatori stimano la probabile presenza di un solo esemplare (verosimilmente un maschio) distribuito tra le valli di Phortse e Namche. La prova indiretta più forte viene dallo stato della sua preda principale, il tahr himalayano: in queste valli è stata osservata una struttura di popolazione "destrutturata", con una presenza scarsissima di piccoli e giovani, una proporzione anomala di femmine e un bassissimo rapporto piccoli/femmina – tutti segni tipici della pressione predatoria. Al contrario, nella valle di Thame la popolazione di tahr appare ben strutturata, suggerendo l'assenza di un predatore stabile. I segni di presenza recente (raspate, escrementi) sono risultati ovunque molto rari. La morte accidentale di una femmina, ritrovata tre anni fa ai piedi di un dirupo, potrebbe non essere stata ancora compensata da un nuovo insediamento, data la minore propensione alla dispersione delle femmine di felidi.

  • Lupo e leopardo comune: presenze elusive. Anche per il lupo himalayano i segnali sono deboli: una possibile presenza con pochi individui è stata ipotizzata nell'area di Kunde, ma i tentativi di richiamo con "ululati indotti" (wolf howling) a Namche e Phortse non hanno avuto risposta. Per quanto riguarda il leopardo comune, non è stato possibile confermare una presenza stabile durante il survey.

  • Una nota positiva: il mosco resiste. A quote più basse, nelle aree forestali, i ricercatori non hanno riscontrato la temuta diminuzione del mosco dell'Himalaya, un piccolo cervide spesso vittima di bracconaggio per la medicina tradizionale orientale. Questo dato preliminare è un segnale incoraggiante.

Prospettive e significato

Le prime conclusioni della spedizione evidenziano una situazione critica per i grandi carnivori nel Sagarmatha, con popolazioni estremamente ridotte e fragili. L'analisi del DNA degli escrementi raccolti permetterà di identificare con certezza specie, sesso e numero minimo di individui, fornendo dati solidi per la conservazione.

Questa missione, oltre a gettare luce sullo status di specie iconiche, sottolinea l'urgenza e il valore del progetto di ricerca più ampio. Studiare le dinamiche predatoria-preda lungo l'intero gradiente himalayano non è solo un esercizio scientifico, ma uno strumento fondamentale per proteggere la straordinaria, e precaria, biodiversità del tetto del mondo, formando nel contempo una nuova generazione di scienziati e conservazionisti.



A "Census" of Large Carnivores in Sagarmatha: The Preliminary Report from Prof. Lovari's Expedition in Nepal

Last November, Prof. Sandro Lovari and Dr. Lorenzo Lazzeri from the University of Siena conducted an intensive exploratory mission within Sagarmatha National Park (Mount Everest) in Nepal. The objective was to verify the status of large carnivore populations, particularly the snow leopard (Panthera uncia), approximately 15 years after the last systematic research in the area. This survey represents an important preliminary activity within a broader and more complex three-year research project (2024-2026) titled "Variation of Biological Biodiversity along an Altitudinal Gradient in the Central Himalaya: Meso-Large Mammal Communities," led by Prof. Francesco Ferretti of the University of Siena.

The Framework Project: Biodiversity Along a Himalayan Gradient

The main project focuses on the Tsum and Nubri valleys in the Manaslu Conservation Area, an ideal natural laboratory for studying nearly intact mammal communities. Here, the vertical distribution of species—from forests to high-altitude pastures—is influenced by topography and climate. A complex ecological network unfolds among herbivores like the bharal (blue sheep), Himalayan tahr, and musk deer, and their predators, including the Asiatic black bear, common leopard, Himalayan wolf, Eurasian lynx, and the very rare snow leopard.

The team's goal is to analyze the diversity and abundance of these species at different elevations, primarily using camera traps to study their spatial and temporal relationships. The collected data will constitute a crucial scientific baseline for monitoring the impacts of climate change and human activities. The 36-month project involves Nepal's National Trust for Nature Conservation and includes training a Nepalese PhD student, aiming to strengthen local research capacity and produce shared knowledge.

The Field Report: Initial Clues on the Snow Lords of Sagarmatha

The November mission covered the Phortse, Namche, and Thame valleys, seeking answers on the current presence of large carnivores. The results, although preliminary and pending confirmation from genetic analyses of collected samples, paint a clear yet concerning picture.

  • The Snow Leopard: A Solitary Ghost. Researchers estimate the probable presence of only one individual (likely a male) distributed between the Phortse and Namche valleys. The strongest indirect evidence comes from the status of its main prey, the Himalayan tahr: in these valleys, a "destructured" population was observed, with a very scarce presence of young and juveniles, an abnormal proportion of females, and a very low kid-to-female ratio—all typical signs of predator pressure. In contrast, the tahr population in the Thame valley appears well-structured, suggesting the absence of a stable predator. Recent signs of presence (scrapes, scat) were found to be very rare everywhere. The accidental death of a female, found three years ago at the base of a cliff, may not yet have been compensated for by new settlement, given the lower dispersal propensity of female felids.

  • Wolf and Common Leopard: Elusive Presences. Signals for the Himalayan wolf are also weak: a possible presence of a few individuals was hypothesized in the Kunde area, but attempts at "wolf howling" calls in Namche and Phortse received no response. Regarding the common leopard, it was not possible to confirm a stable presence during the survey.

  • A Positive Note: The Musk Deer Persists. At lower elevations, in forested areas, researchers did not find the feared decline of the Himalayan musk deer, a small cervid often a victim of poaching for traditional Eastern medicine. This preliminary data is an encouraging sign.

Prospects and Significance

The expedition's initial conclusions highlight a critical situation for large carnivores in Sagarmatha, with extremely reduced and fragile populations. DNA analysis of the collected scat will allow for the certain identification of species, sex, and minimum number of individuals, providing solid data for conservation.

This mission, beyond shedding light on the status of iconic species, underscores the urgency and value of the broader research project. Studying predator-prey dynamics along the entire Himalayan gradient is not merely a scientific exercise, but a fundamental tool for protecting the extraordinary, and precarious, biodiversity of the roof of the world, while simultaneously training a new generation of scientists and conservationists.