Spantik 2025: i primi dati di ARES svelano i segreti dell'atmosfera del Karakorum


La missione Spantik 2025, promossa da EvK2CNR, continua a fornire dati preziosi sul clima e la qualità dell'aria nel cuore del Karakorum grazie al sistema di monitoraggio ARES (AutonomousRemote Environmental Station), che ha già raccolto i primi risultati preliminari, oggetto di un approfondito workshop tenutosi il 18 febbraio 2026 che ha visto la partecipazione di tutti i partner del progetto.

L'incontro, ospitato da PROAMBIENTE (capofila del progetto ARES), ha riunito i ricercatori di CNR-ISAC, CNR-ISP, EvK2CNR, Inkode e Università di Chieti-Pescara per analizzare i dati provenienti dalla Basha Vally, in Gilgit Baltistan, dove ai 3.300 metri di quota del remoto villaggio di Arandu lo scorso luglio è stato installato il prototipo di ARES.

La campagna Spantik 2025, di cui la stazione ARES ad Arandu è parte fondamentale, si inserisce nel solco della tradizione di EvK2CNR di studiare le aree glaciali montane come sentinelle del cambiamento climatico globale. Lo Spantik (7.027 m) e il ghiacciaio Chogo Lungma, nel Gilgit-Baltistan, rappresentano un hotspot climatico di primaria importanza.
 Il particolato e il black carbon, depositandosi sulla neve e sul ghiaccio, ne accelerano la fusione, alterando il bilancio radiativo, il ciclo idrologico e i regimi monsonici, con conseguenze dirette sulla disponibilità di acqua dolce per milioni di persone e sull'agricoltura.

Tuttavia, informazioni sistematiche sui livelli di inquinanti in quest'area sono estremamente rare. Il progetto Spantik, grazie ad ARES, colma questa lacuna, riprendendo idealmente il testimone di ricerche pionieristiche come la "Karakorum pollution experiment" del 2012, ma superandone i limiti grazie a una tecnologia oggi finalmente matura.

ARES: una tecnologia italiana per le sfide estreme

ARES è molto più di una stazione meteo-climatica. È un sistema integrato, compatto e autonomo, progettato da PROAMBIENTE con il supporto di EvK2CNR e INKODE per operare in contesti proibitivi come quello del Karakorum. Alimentato da pannelli fotovoltaici e dotato di un inlet anti-icing, può funzionare per lunghi periodi senza manutenzione, trasmettendo dati da remoto nonostante le difficoltà di connessione.

I dati raccolti ad Arandu dal luglio 2025 al gennaio 2026 sono stati al centro del workshop. Le serie temporali mostrano già pattern chiari e affascinanti:

 Il segno delle attività umane: I grafici della concentrazione di particelle (Np) e di Black Carbon equivalente mostrano picchi sistematici nelle prime ore del mattino (4:00-7:00) e nel tardo pomeriggio (16:00-20:00). "Questi picchi coincidono con gli orari locali di cottura del cibo", spiega il team. È l'evidenza scientifica di come le pratiche domestiche (combustione di biomasse per riscaldamento e cucina) influenzino direttamente la qualità dell'aria outdoor del villaggio, un fenomeno già osservato in altre comunità himalayane come nella valle del Khumbu.

 L'influenza delle stagioni e dei trasporti a lunga distanza: L'analisi preliminare mostra una chiara variabilità stagionale delle concentrazioni, legata al susseguirsi del monsone estivo e dei flussi occidentali invernali. Le prime analisi delle back-trajectories confermano la complessità della circolazione atmosferica locale, che vede l'area di Arandu influenzata non solo da emissioni locali, ma anche da masse d'aria provenienti dal subcontinente indiano, dall'Asia centrale e da ovest. Questo significa che la stazione ARES è in grado di rilevare sia l'inquinamento "di casa" che quello trasportato da migliaia di chilometri.

Prossimi passi: un monitoraggio sempre più integrato

Il workshop è stato anche l'occasione per pianificare il futuro. I ricercatori hanno concordato sulla necessità di integrare il monitoraggio outdoor con campagne di misura indoor, per valutare l'esposizione diretta degli abitanti e comprendere meglio il legame tra emissioni domestiche e qualità dell'aria nel villaggio. Un passo fondamentale per tradurre i dati scientifici in azioni concrete di mitigazione e salvaguardia della salute e dell'ambiente.

L'ecosistema dell'innovazione italiano in azione

La missione Spantik 2025 è un esempio virtuoso di come la collaborazione tra enti di ricerca, imprese e istituzioni possa produrre risultati di eccellenza. La campagna è realizzata da EvK2CNR in collaborazione con il Ministry of Climate Change del Pakistan e l'Environment ProtectionAgency del Gilgit Baltistan, nell'ambito del progetto "Water for Development", finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), attraverso l'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e implemetato da EvK2CNR e UNDP Pakistan.

ARES, nato dal progetto a cascata PNRR Vitality, aggiunge un tassello fondamentale a questo mosaico. "Grazie a questo ecosistema dell'innovazione, non solo disponiamo di uno strumento straordinario per la ricerca climatica in aree remote, ma stiamo anche formando nuove professionalità e creando una rete di competenze che guarda al futuro", commenta GianPietro Verza EvK2CNR.

I primi risultati della campagna Spantik 2025 confermano che la strada intrapresa è quella giusta. ARES sta funzionando e sta fornendo dati in un contesto estremo, aprendo nuove frontiere per la comprensione del nostro pianeta e per lo sviluppo di strategie di resilienza climatica in uno dei suoi angoli più affascinanti e vulnerabili.