Agostino Da Polenza, presidente dell’Associazione EvK2CNR, ci spiega il loro ruolo e l’importanza del sostegno nelle operazioni di soccorso in questi ambienti estremi.
Da Polenza, qual è il ruolo di EvK2CNR in occasione di incidenti in alta quota?
Quando accade un incidente in Himalaya, Karakorum, Hindu Kush o Pamir, spesso veniamo contattati e ci viene richiesto un supporto. In quei momenti, noi diamo il nostro contributo non solo mettendo a disposizione la nostra esperienza, ma anche il nostro network. Insieme a professionisti come Manuel Munari, esperto di elicotteri e logistica aerea con sede a Dubai, e Michele Cucchi, guida alpina e grande soccorritore di montagna, mettiamo la conoscenza dei luoghi, ma anche delle burocrazie, delle regole e dei meccanismi di intervento legati alle operazioni di soccorso.
Sono i parenti di che è vittima di incidenti che vi contattano?
Solitamente si. È più che comprensibile il desiderio della famiglia di aiutare il congiunto alpinista ferito o avere indietro il corpo del caro che ha subito un incidente. È una questione di amore, di cultura, di umana pietà. Purtroppo, chi rimane a casa, rispetto a un alpinista che parte per salire la sua montagna, spesso non è preparato all’evento tragico. Quasi mai i parenti sono informati da chi parte e hanno consapevolezza dei rischi alpinistici e ambientali che i loro cari corrono o delle difficoltà e complessità burocratiche operative in caso di incidente. Gli alpinisti e trekkers spesso non si attrezzano con un minimo di sistemi di comunicazione e a casa capita che prima di trovare la polizza assicurativa per garantire il pagamento del costo dell’elicottero passino due giorni. In quei luoghi non è come in Italia che basta chiamare il 112. E allora, quando capita, cercano a tentoni il possibile e l’impossibile per soccorrere prima e portare a casa il ferito o il corpo del proprio caro. A volte sollecitati, anche in buona fede, da persone improvvisate che vogliono dare una mano, locali e italiane. Le prime 12 ore dalla notizia dell’incidente passano brancolando nel buio.
Quali sono le principali criticità nelle operazioni di soccorso in Nepal?
La numero uno è la mancanza in Nepal di una centrale di soccorso con uomini e mezzi a disposizione e un decisore delle operazioni. È una grave mancanza, innanzitutto delle organizzazioni locali che hanno nel turismo la principale fonte di reddito, che emanano regolamenti in continuazione, alcuni buoni altri meno, ma certamente senza aver mai regolato la questione dei soccorsi. Hanno anche qualche responsabilità le organizzazioni alpinistiche internazionali, le organizzazioni nazionali e le nazioni di appartenenza delle migliaia di alpinisti che visitano il Nepal, che seppur sollecitate e consapevoli della situazione nulla hanno mai fatto. Si potrebbe pensare a un impegno comune per supportare il Nepal, paese tra i più poveri al mondo e che ha nel turismo una importante fonte di sostentamento, per la realizzazione di una centrale di soccorso di montagna a Kathmandu. Sarebbe un impegno veramente fondamentale e di poco costo per i bilanci dei 7/8 paesi o organizzazioni che contano centinaia di alpinisti e decine di migliaia di trekkers impegnati su queste montagne. Anche perché, quando accade un incidente, comunque vengono coinvolti.
Nel frattempo che accade?
Di fatto con Manuel e Michele, ma anche altri super professionisti, formiamo una specie di “international rescue team”, chissà che presto non diventi una realtà formalmente costituita.