Alluvione improvvisa tra Nepal e Tibet: una nuova emergenza nel cuore dell’Himalaya


Alluvione improvvisa tra Nepal e Tibet: una nuova emergenza nel cuore dell’Himalaya

26 agosto 2026 – Una violenta e improvvisa alluvione ha colpito questa mattina il distretto di Rasuwa, a 150 chilometri a nordi Kathmandu in Nepal, lungo il confine con il Tibet. L’evento ha interessato in particolare l’area di Timure, Rasuwagadhi e Syapru Besi, lungo il sistema fluviale del Lhende Khola–Bhote Koshi, provocando gravi danni a villaggi, strade, ponti, infrastrutture energetiche e strutture commerciali e doganali.

Le prime informazioni disponibili delineano uno scenario ancora in evoluzione. Il bilancio delle vittime non è definitivo e le operazioni di ricerca e soccorso sono tuttora in corso. Le autorità nepalesi hanno confermato almeno otto-nove vittime nelle prime ore, mentre numerose persone risultano disperse. Il Nepal Tourism Board ha inoltre segnalato 384 persone irreperibili, tra cui 291 cittadini stranieri e 93 nepalesi , 90 italiani secondo la Fornesina sono nella reggione per turismo. Il dato è tuttavia da interpretare con cautela, perché comprende persone la cui posizione non è ancora stata verificata e non equivale quindi automaticamente a un bilancio dei dispersi causati direttamente dall’alluvione.

Una piena improvvisa lungo il Bhote Koshi

L’evento si è manifestato nelle prime ore della mattina, con un rapido e anomalo aumento della portata del Bhote Koshi, uno dei principali corsi d’acqua che scendono dal versante himalayano tibetano verso il Nepal e che più a valle confluisce nel sistema del Trishuli.

Secondo le autorità locali, l’ondata di piena ha investito rapidamente le aree diTimure e Rasuwagadhi, spazzando via abitazioni, attività commerciali e infrastrutture situate lungo il corso d’acqua. Particolarmente colpita risulta l’area della dogana di Rasuwagadhi, importante punto di collegamento commerciale tra Nepal e Cina. Le immagini disponibili mostrano ponti danneggiati o trascinati dalla corrente, abitazioni e veicoli sommersi dalla violenza dell’acqua e detriti.

La piena si è quindi propagata verso valle, interessando anche il Trishuli River e determinando l’innalzamento del livello di allerta in diversi distretti nepalesi. Le autorità hanno invitato la popolazione residente lungo le sponde del Bhote Koshi, del Trishuli e dei corsi d’acqua a valle a spostarsi verso aree più elevate e sicure.

Le condizioni sul terreno hanno inizialmente impedito anche l’impiego pienamente operativo degli elicotteri di soccorso: nelle aree maggiormente colpite il livello dell’acqua e la presenza di detriti non consentivano l’atterraggio in sicurezza. Esercito, polizia e Armed Police Force nepalesi sono impegnati nelle operazioni di ricerca e soccorso, mentre vengono utilizzati anche droni per la ricognizione delle aree isolate e la valutazione preliminare dei danni.

Che cosa ha provocato l’alluvione?

È questo, al momento, l’aspetto scientificamente più rilevante e ancora in fase di accertamento, anche se va detto che questo è, nella regione , ancora pieno periodo monsonico.

Le prime comunicazioni avevano indicato genericamente una possibile grande quantità di acqua proveniente dall’area tibetana, ipotizzando anche un possibile contributo dello scioglimento della neve o il collasso di un lago glaciale- Glof. Le informazioni scientifiche più recenti disponibili indicano però uno scenario differente.

Secondo esperti locali la dinamica potrebbe essere stata innescata da unavalanga di ghiaccio e roccia (ice-rock avalanche) proveniente da un ghiacciaio sul versante nepalese. Il materiale avrebbe ostruito temporaneamente il Lhende Khola, affluente del Bhote Koshi, determinando un accumulo d’acqua seguito da una rapida liberazione e da una conseguente onda di piena verso valle.

Si tratta di una dinamica tipica dei pericoli a cascata dell’alta montagna, nei quali un singolo processo può innescarne rapidamente altri: il distacco di ghiaccio e roccia può modificare il corso di un torrente, generare uno sbarramento naturale, provocare un temporaneo accumulo d’acqua e, in caso di collasso dello sbarramento, produrre un’onda di piena estremamente rapida e ad alta capacità erosiva.

La causa precisa dell’evento non è tuttavia ancora definitivamente accertata. Sono necessarie osservazioni sul terreno, analisi delle immagini satellitari e ricostruzioni idrologiche e geomorfologiche per stabilire con certezza la sequenza dei processi che ha generato la piena.

Questa distinzione è fondamentale anche dal punto di vista scientifico: parlare genericamente di “scioglimento dei ghiacci” o di GLOF (Glacial Lake Outburst Flood) prima che siano disponibili evidenze sufficienti rischierebbe di semplificare eccessivamente una dinamica che potrebbe invece essere caratterizzata dall’interazione tra instabilità glaciale, movimenti di massa e processi fluviali.

Un territorio già colpito da un evento simile

L’area di Rasuwa e il corridoio del Lhende Khola–Bhote Koshi non sono nuovi a eventi di questo tipo.

Nell’estate del 2025, una grande alluvione aveva già interessato lo stesso sistema fluviale transfrontaliero. In quell’occasione, l’evento era stato ricondotto allo svuotamento improvviso di un lago glaciale sul versante tibetano, generando una complesso  di eventi pericolosi  a cascata  lungo il sistema Chusumdo Tsangpo–Lhende Khola–Bhote Koshi. Studi scientifici pubblicati successivamente hanno ricostruito la propagazione dell’onda di piena attraverso il confine tra Cina e Nepal, evidenziando come l’erosione e il trasporto di sedimenti possano amplificare ulteriormente gli effetti di un GLOF durante la propagazione verso valle.

La ricorrenza di eventi estremi nello stesso corridoio montano in un intervallo di tempo così breve sottolinea la particolare vulnerabilità di questo settore dell’Himalaya, dove ghiacciai, laghi proglaciali, versanti instabili e reti fluviali profonde  interagiscono in un ambiente caratterizzato da pendenze estreme.

L’impatto sulle infrastrutture energetiche

L’alluvione ha avuto conseguenze rilevanti anche sul sistema energetico nepalese. Secondo il ministero dell’Energia del Nepal, sono stati interessati impianti per una capacità complessiva di circa 430 MW, prevalentemente idroelettrica: un valore equivalente a oltre il 12% della capacità idroelettrica nazionale indicata nelle prime comunicazioni.

L’area ospita numerosi impianti idroelettrici e infrastrutture associate, collocati necessariamente in prossimità dei corsi d’acqua. L’evento evidenzia quindi anche la crescente necessità di integrare la valutazione dei rischi glaciali, geomorfologici e idrologici nella pianificazione e nella progettazione delle infrastrutture di montagna.

L’emergenza anche sul versante tibetano

Contemporaneamente, oltre il confine, una frana ha interessato l’area di Gyirong, nella regione cinese dello Shigatse, interrompendo strade, comunicazioni e collegamenti elettrici e provocando persone disperse e gravi danni alle infrastrutture.

Le autorità cinesi hanno mobilitato squadre di soccorso e disposto il rafforzamento del monitoraggio e dei sistemi di allerta, mentre il governo centrale ha chiesto di intensificare le operazioni di ricerca e di prevenire possibili disastri secondari, particolarmente pericolosi in condizioni di instabilità dei versanti e di persistente saturazione del terreno.

L’evento conferma ancora una volta la natura transfrontaliera dei rischi legati all’alta montagna himalayana. I processi che si sviluppano in quota non rispettano i confini politici: una frana, un distacco glaciale o un’improvvisa liberazione d’acqua possono propagarsi lungo un intero bacino idrografico, coinvolgendo territori appartenenti a Paesi diversi.

Un sistema montano in rapida trasformazione

Al di là dell’emergenza, l’evento di oggi richiama l’attenzione su una questione più ampia: la crescente esposizione delle regioni himalayane ai pericoli criosferici e idrologici in un contesto di cambiamento climatico.

L’aumento delle temperature sta modificando la criosfera dell’Hindu Kush Himalaya, influenzando la massa e la stabilità dei ghiacciai, la formazione e l’evoluzione dei laghi proglaciali e le condizioni di stabilità dei versanti. Questo non significa, tuttavia, che ogni singolo evento di piena possa essere attribuito direttamente al cambiamento climatico. La relazione tra riscaldamento globale e singolo evento estremo deve essere dimostrata attraverso analisi specifiche.

Monitoraggio e sistemi di allerta: la sfida per il futuro

Eventi come quello di oggi mostrano quanto sia complessa la gestione del rischio in aree remote e caratterizzate da tempi di risposta estremamente brevi.

Il monitoraggio di ghiacciai, laghi proglaciali, instabilità dei versanti, livelli e portate fluviali può contribuire a identificare condizioni potenzialmente pericolose e, soprattutto, a migliorare i sistemi di allerta precoce. Ma il monitoraggio deve essere accompagnato da modelli di propagazione delle piene, mappatura delle aree esposte, sistemi di comunicazione efficaci e procedure di evacuazione conosciute dalle comunità locali.

Il Department of Hydrology and Meteorology del Nepal dispone di una rete di stazioni idrologiche lungo il sistema fluviale, compresi punti di monitoraggio sul Bhote Koshi a Syapru Besi e a valle. La disponibilità di osservazioni idrologiche in tempo quasi reale rappresenta uno degli elementi fondamentali per lo sviluppo di sistemi di previsione e allerta.

L’evento di oggi, tuttavia, evidenzia anche un limite cruciale: quando una piena è generata da un processo improvviso di origine glaciale o geomorfologica, il tempo disponibile tra l’innesco e l’arrivo dell’onda di piena può essere estremamente ridotto. Per questo motivo, la conoscenza dei processi che avvengono in quota e il monitoraggio integrato della criosfera e dei bacini fluviali diventano strumenti essenziali per ridurre il rischio.

Un’emergenza ancora in corso

A diverse ore dall’evento, il quadro resta ancora incompleto. Le operazioni di ricerca e soccorso proseguono e le autorità nepalesi e cinesi stanno lavorando per definire l’estensione dei danni e il numero delle persone coinvolte.

 

 



Flash Flood between Nepal and Tibet: A New Emergency in the Heart of the Himalayas

26 August 2026 – A violent and sudden flash flood struck Rasuwa District, approximately 150 kilometres north of Kathmandu, Nepal, this morning, along the border with Tibet. The event particularly affected the areas of Timure, Rasuwagadhi and Syapru Besi, along the Lhende Khola–Bhote Koshi river system, causing severe damage to villages, roads, bridges, energy infrastructure, commercial facilities and customs infrastructure.

The first information available points to a situation that is still evolving. The death toll has not yet been definitively established and search-and-rescue operations are still underway. Nepalese authorities have reported at least eight to nine confirmed deaths in the first hours, while numerous people remain missing. The Nepal Tourism Board has also reported 384 people as unaccounted for, including 291 foreign nationals and 93 Nepali citizens. According to the Italian Ministry of Foreign Affairs (Farnesina), approximately 90 Italian nationals are currently in the region for tourism. This figure should nevertheless be interpreted with caution, as it includes people whose whereabouts have not yet been verified and does not automatically correspond to the number of people directly missing as a result of the flood.

A sudden flood along the Bhote Koshi

The event occurred in the early hours of the morning, with a rapid and anomalous increase in the discharge of the Bhote Koshi, one of the main rivers flowing from the Tibetan side of the Himalayas into Nepal and eventually joining the Trishuli river system further downstream.

According to local authorities, the flood wave rapidly affected the areas of Timure and Rasuwagadhi, sweeping away homes, commercial activities and infrastructure located along the river. The Rasuwagadhi customs area, an important commercial crossing between Nepal and China, was particularly affected. Available images show bridges damaged or swept away by the current, homes and vehicles submerged by the force of the water, and large amounts of debris.

The flood then propagated downstream, also affecting the Trishuli River and prompting authorities to raise the alert level in several Nepalese districts. Residents living along the banks of the Bhote Koshi, the Trishuli and downstream waterways were urged to move to higher and safer ground.

The conditions on the ground initially also prevented the full deployment of rescue helicopters. In the most severely affected areas, high water levels and the presence of debris made safe landings impossible. The Nepalese Army, Police and Armed Police Force are engaged in search-and-rescue operations, while drones are also being used to survey isolated areas and carry out a preliminary assessment of the damage.

What caused the flood?

This is currently the most scientifically significant aspect of the event and is still under investigation. It should also be noted that the region is still in the middle of the monsoon season.

Initial reports referred generically to a possible large volume of water originating from the Tibetan region, suggesting possible contributions from snowmelt or the collapse of a glacial lake – a Glacial Lake Outburst Flood (GLOF). More recent scientific information, however, points towards a different possible scenario.

According to local experts, the event may have been triggered by an ice-rock avalanche originating from a glacier on the Nepalese side of the border. The material may have temporarily blocked the Lhende Khola, a tributary of the Bhote Koshi, causing water to accumulate behind the blockage and subsequently be released rapidly, generating a flood wave downstream.

This is a typical example of the cascading hazards of high-mountain environments, in which a single process can rapidly trigger a sequence of others. The detachment of ice and rock can alter the course of a mountain stream, create a natural dam, cause temporary water accumulation and, if the blockage collapses, generate an extremely rapid flood wave with a high erosive capacity.

The precise cause of the event has not yet been definitively established. Field observations, satellite imagery and hydrological and geomorphological analyses will be required to determine with certainty the sequence of processes that generated the flood.

This distinction is also fundamental from a scientific perspective: referring generically to “melting ice” or to a GLOF (Glacial Lake Outburst Flood) before sufficient evidence is available could excessively simplify a process that may instead involve the interaction of glacier instability, mass movements and fluvial processes.

A region already affected by a similar event

The Rasuwa area and the Lhende Khola–Bhote Koshi corridor are not new to events of this kind.

In the summer of 2025, a major flood had already affected the same transboundary river system. On that occasion, the event was attributed to the sudden drainage of a glacial lake on the Tibetan side, generating a complex cascade of hazardous events along the Chusumdo Tsangpo–Lhende Khola–Bhote Koshi system. Scientific studies subsequently published reconstructed the propagation of the flood wave across the China–Nepal border, highlighting how erosion and sediment transport can further amplify the effects of a GLOF as it propagates downstream.

The recurrence of extreme events in the same mountain corridor within such a short period highlights the particular vulnerability of this sector of the Himalayas, where glaciers, proglacial lakes, unstable slopes and deeply incised river networks interact in an environment characterised by extreme gradients.

Impact on energy infrastructure

The flood has also had significant consequences for Nepal’s energy system. According to Nepal’s Ministry of Energy, power plants with a combined capacity of approximately 430 MW have been affected, mainly hydropower facilities. This represents more than 12% of the country’s hydropower capacity, according to initial reports.

The area hosts numerous hydropower plants and associated infrastructure, which are necessarily located close to rivers and waterways. The event therefore also highlights the growing need to integrate assessments of glacial, geomorphological and hydrological hazards into the planning and design of mountain infrastructure.

Emergency on the Tibetan side

At the same time, across the border, a landslide affected the Gyirong area, in China’s Shigatse region, disrupting roads, communications and electricity connections and leaving people missing while causing extensive damage to infrastructure.

Chinese authorities have mobilised rescue teams and ordered the strengthening of monitoring and early-warning systems, while the central government has called for intensified search-and-rescue operations and measures to prevent possible secondary disasters, which are particularly dangerous under conditions of slope instability and persistent ground saturation.

The event once again confirms the transboundary nature of hazards associated with the high Himalayas. Processes developing at high elevation do not respect political borders: a landslide, glacier collapse or sudden release of water can propagate through an entire river basin, affecting territories belonging to different countries.

A rapidly changing mountain system

Beyond the immediate emergency, today’s event draws attention to a broader issue: the increasing exposure of Himalayan regions to cryospheric and hydrological hazards in a changing climate.

Rising temperatures are altering the cryosphere of the Hindu Kush Himalaya, affecting glacier mass and stability, the formation and evolution of proglacial lakes, and slope stability. This does not mean, however, that every individual flood event can be directly attributed to climate change. The relationship between global warming and a specific extreme event must be demonstrated through dedicated scientific analyses.

Monitoring and early-warning systems: the challenge ahead

Events such as today’s demonstrate how complex risk management is in remote areas characterised by extremely short response times.

Monitoring glaciers, proglacial lakes, slope instability, river levels and discharge can help identify potentially hazardous conditions and, above all, improve early-warning systems. However, monitoring must be accompanied by flood-propagation models, mapping of exposed areas, effective communication systems and evacuation procedures that are well understood by local communities.

The Department of Hydrology and Meteorology of Nepal operates a network of hydrological stations along the country’s river systems, including monitoring points on the Bhote Koshi at Syapru Besi and downstream. The availability of near-real-time hydrological observations represents one of the fundamental elements for developing forecasting and early-warning systems.

Today’s event also highlights a crucial limitation: when a flood is generated by a sudden process of glacial or geomorphological origin, the time available between the initial trigger and the arrival of the flood wave downstream can be extremely short. For this reason, understanding processes occurring at high elevation and integrating cryosphere and river-basin monitoring are essential tools for reducing risk.

An emergency still unfolding

Several hours after the event, the overall picture remains incomplete. Search-and-rescue operations are continuing, while Nepalese and Chinese authorities are working to establish the full extent of the damage and the number of people affected.

Information concerning casualties, missing people and the exact cause of the event is therefore likely to change as new information becomes available.

What is already clear is the scale of the emergency: a sudden process developing within a high-mountain environment has generated a cascade of impacts, transforming a Himalayan river within minutes into a powerful flow of water, ice, rock and sediment.

Understanding these processes – and developing the capacity to monitor them and anticipate their impacts – is precisely where high-mountain scientific research plays an increasingly central role.